CALCIATORI CONTROCORRENTE
I calciatori di serie A sono più o meno quattrocentocinquanta.
Le Veline, massimo due all’anno. Anche marcando a zona, la sproporzione resta evidente. Però ci vuole coraggio per raccontare le mogli dei giocatori andando contromano, ce ne vuole parecchio anche per chiedere la prefazione di un libro a Francesco Coco, eppure è proprio lui, nelle prime righe di “Mio marito è un calciatore”, scritto dal giornalista Francesco Velluzzi (per Sonzogno) con l’assistenza di Prisca Rossi, moglie non velina del non campione Francesco Bega, onesto stopper del Genoa, a proporre l’equazione “450 a 2″. Persuasiva. E quel che segue lo è di più.
Undici storie: d’amore, ebbene sì. Spesso, il primo amore e magari l’unico. Undici donne che hanno sposato undici giocatori di pallone. Cioè le signore Silvia Sereni in porta; Paula Zanetti, Daniela Cannavaro, Daniela Materazzi e Valentina Zambrotta in difesa; Alessandra Esposito, Susanna Ardito e Chantal Muntasser a centrocampo; Kristen Shevchenko, Federica Calaiò e Malisa Di Vaio in attacco. Una specie di fantacalcio rosa ma senza carinerie, senza l’insopportabile invadenza di parole come shopping, griffe, glamour. Ragazze, e donne, che raccontano perché si sono innamorate, e percome, e di chi, e lui chi è nel profondo. Undici percorsi lontani dal luogo comune, niente tigri del materasso, al limite un po’ di scena all’inizio per colpirlo. Undici figurine romantiche e non stucchevoli, demolitrici di pregiudizi. Col risultato che lui non è un divo scemo o uno stallone miliardario, e lei non è una panterona con la carta di credito incorporata.
Quasi sempre lui e lei nascono umili, con poche lire in tasca. Coppie giovanissime piene di rossori. Amori ragazzini, amori in corso un po’ Baglioni e un po’ “tvtttb”, però si soffre anche: di lontananze, solitudini, traslochi, case troppo nuove e troppo vuote. Amori come quello di Daniela e Fabio Cannavaro, avevano sedici anni quando cominciò, lui faceva il raccattapalle a Maradona, lei adesso dice: “Mai avrei pensato che quello scugnizzo sarebbe diventato capitano della nazionale”. Fabio usciva di casa con le tasche piene di gessetti, e le disegnava scritte colorate sui muri della scuola, “Daniela ti amo”. Oggi hanno tre figli. Amori come quello di Alessandra Esposito, delicatissimo: Mauro aveva solo dodici anni, era finito a Pescara per giocare a pallone, perché quelli bravi cominciano a girare l’Italia da piccoli. Tutti i giorni a mangiare al ristorante “Nello”, dove Alessandra era la figlia del padrone: per sette anni si sono guardati, prima di scoprire cosa c’era dietro quello sguardo. “Lui aveva i baffetti appena accennati, un bambino, ma anche il più educato, il più composto”. Mauro cercava una seconda famiglia, un’altra mamma (la cuoca Vilma, cioè la sua futura suocera), trovò tutto questo e molto di più.
Amori come quello di Paula de la Fuente in Zanetti, lei e il suo Javier conosciuto quando avevano 14 e 19 anni, ora sono marito e moglie ma anche i fondatori di “Pupi”, che vuol dire “Por un piberio integrado”: si occupano di bambini poveri a Buenos Aires. Amori come quello di Silvia Sereni che dice: “Il ragazzo era un po’ maleducato, un po’ grezzo e molto esuberante. Mi ero messa in testa di raddrizzarlo”. Infatti, queste donne si prendono cura: delle nevrosi di mariti dentro un mestiere matto, oggi su, domani niente; della dieta, del bisogno di protezione, malinconie parecchie, sesso pochino. Donne forti, come Valentina Zambrotta che tenne unite le mogli bianconere. Donne come Daniela Materazzi col suo ciclope, che la prima volta le spalancò la giacca tipo esibizionista con l’impermeabile, mostrando una maglia firmata, ma la verità stava più sotto, era il dolore per una mamma perduta troppo presto, era la dolcezza per un fratellino piccolo: Daniela vide, comprese e amò. Tre figli, anche loro.
Donne come la signora Shevchenko che è una modella americana, o come Malisa Di Vaio che - lei sì - fece la Schedina dalla Ventura per gioco, ma dopo il matrimonio smise. Donne. E nella loro luminosa ombra ci sono loro, i calciatori, e nessuno li ha mai raccontati così. Fragili, in fondo cuccioli enormi, coperti di tatuaggi e solitudine. Buoni e ingenui, cresciuti in fretta e mai del tutto: servono donne speciali per capire uomini con le tasche ancora piene di gessetti, non solo di soldi.

