11
Giugno
2008
Giusto parlare di uomini , donne, e volendo anche gay e trans, riderci su e dire cazzate. Ma quando vedo in tv scene da film dell’orror con interpreti uomini e donne che potremmo essere noi, allora mi fermo a riflettere. Si! sto parlando della clinica degli orroei Santa Rita di Milano. Oggi , in Italia è gia tanto augurarsi di uscire dall’ospedale cosi come vi si è entrati…
Più si va avanti nelle indagini che riguardano la clinica Santa Rita e più si scoprono vergognosi retroscena che gettano fango su un sistema sanitario che in via Jommelli era a dir poco criminale, almeno stando alle prime indiscrezioni sulle indagini.
Italia Oggi ha pubblicato una tabella con i redditi dei medici della clinica Santa Rita. Voglio riportarli , sebbene non siano effettivamente indicativi del traffico di soldi “sotterranei” su cui sta indagando la magistratura.Per farla breve questo è quello che dichiaravano ufficialmente. Partiamo dal notaio proprietario della clinica.
Pipitone Francesco Paolo: 410.908 mila euro
Scarponi Renato: 191.138
Brega Massone Pier Paolo: 174.445
Raponi Giorgio: 167.926
Vercesi Augusto: 99.567
Regolo Paolo: 90.987
Pedesini Mariapia: 65.948
Sala Giuseppe: 64.181
Presicci Pietro Fabio: 61.372
Sampietro Maurizio: 41.972
Bassasnino Eleonora: 38.741
Come ben vedete non sono indicativi di nulla. Chi è Pipitone? Si parla del suo giro di società che ruotavano intorno al Santa Rita, fulcro della rete economica. Pipitone dispone di una fitta rete di società. Ha il 100% di Santa Rita ma anche il capitale della Archimede servizi srl e della Nuova Seminaris spa, due società che forniscono il servizio di pulizia a strutture sanitarie. Ma ha in mano anche la Immobiliare Zeta srl. La Clinica Santa Rita, in questo scenario di società satellite ha un ruolo preminente e controlla anche un’altra società immobiliare e una che si occupa di imballaggi e confezionamento di alimenti. Sempre per la sanità.
Passiamo ai bilanci, pubblicati sempre da Italia Oggi: al 31 dicembre 2006 risultava un fatturato di 67.388.697 e utili per 3.775.442. Per quanto riguarda le buste paga i magistrati sospettano che gli interventi senza senso finalizzati al rimborso andassero a rimpolpare la pusta paga che da 1.700 euro poteva arivare a 27.000.
Insomma, dalla clinica degli orrori stanno saltando fuori troppi scheletri nell’armadio. E ciò che più preoccupa è il fatto che altre dieci cliniche dovrebbero essere nel mirino della magistratura. Siamo a un passo da quella che non possiamo definire la Sanitopoli lombarda. Brutta definizione, ma efficace.
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5
Maggio
2008

Questa mattina sono andata di buon ora dal mio medico curante ( quello della mutua) chiedendogli, anzi per la virità implorandolo di trovarmi malata. Non ho febbre, raffreddone, mestruazioni o mal di denti. Volevo convincerlo che i miei sintomi fossero molto più gravi degli altri pazienti che seguivano la
fila. Sono infetta da una grave sindrome a cui purtoppo non so se ci saranno rimedi: ” sindrome da rientro” rientro da tre giorni passati a far nulla sulla spiaggia rosa della sardegna. Vi pare poco? stanotte non sono nemmeno riuscita a dormire. Insomma quello che chiedevo era solo qualche giorno di riposo per riprendermi dalle fatiche del riposo. .. credete che ho esagerato?.. con un posto cosi ho tutti i diritti di sentirmi un pò stressata dal rientro o no?
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3
Maggio
2008

dopo 3 giorni cosi speciali tornare lunedi al lavoro mi preoccupa, però è anche vero che l’adrenalina della diretta, il mio direttore, Mario Sconcerti, la radio, i miei opinionisti, gli ascoltatori, le pubblicità, i ritardi della diretta e perfino il traffico di roma mi manca… si insomma non si può vivere solo di vacanze, di mare, di sole, di tintarella, di giochi, di scherzi ( anche se non sarebbe male) …. lunedi alle 14 sarà di nuovo efficente, ricaricata e pronta per una nuova puntata di Sconcerti Quotidiani.. buona domenica..
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25
Marzo
2008
C’era una volta il curriculum vitae tradizionale, con la lettera di presentazione allegata, doviziosamente piegato in tre parti e inserito nella busta bianca regolarmente affrancata. C’era una volta, ma forse tra non molto non ci sarà più. Sta infatti andando docilmente in pensione, già ampiamente sostituito dalle autopresentazioni spedite per email e dai form predisposti dalle aziende e compilati direttamente on line. E a dargli il colpo finale potrebbe essere la sua nuova evoluzione multimediale, in linea con la tendenza a «youtubizzare» sempre più le nostre esistenze. La nuova frontiera, insomma, è quella del videocurriculum. Il principio è semplicissimo: basta raccontarsi mentre ci si filma, spaziando tra il proprio background e le esperienze professionali. Si aggiunge il pepe della fantasia. Poi si mette il tutto su YouTube o MySpace o altre piattaforme per la condivisione dei filmati. E il gioco è fatto. In Italia il video-curriculum ha iniziato da poco la sua espansione on line. Ma qualcosa si muove. A Pordenone, ad esempio, è nato il progetto «Prove libere di videocurriculum», mediante la collaborazione tra il Consorzio universitario e la Pnbox web tv che hanno addirittura promosso un concorso per realizzare i filmati acchiappa-lavoro. Lo scopo è quello di facilitare la ricerca di un’occupaizione o di spuntare un tirocinio presso aziende e imprese che vedono nella creatività e nella capacità di presentarsi un elemento di valore aggiunto. Nel contempo, i privati, gli enti, le istituzioni possono pubblicare i propri annunci di offerta di lavoro con questa tecnica e viceversa. Il servizio è completamente gratuito. Cosa occorre fare, oltre ai video curriculum, i curriculum viventi, i curriculum visuali per uscire dall’anonimato? Se negli ultimi anni si sono sviluppate nuove frontiere che vengono poi adottate in maniera esplicita sul mercato del lavoro, ci pensano i cacciatori di teste, gli «head hunter» a farsi largo tra le onde del web e le richieste dei candidati. Soprattutto se la ricerca riguarda posizioni di alto profilo professionale. La gente lo sa e cerca di raggiungere anche questo obiettivo. «Indubbiamente si fa di tutto per accalappiarsi le nostre simpatie – dice Massimo Rosa, uno dei leader del settore . E’ assolutamente normale che nell’era delle immagini “a tutti i costi” la versione “cinematografica” del curriculum sia all’ordine del giorno. I nostri messaggi diventano allora veri e propri trailers dove la cura dell’immagine finisce con l’essere più importante del contenuto stesso del messaggio da trasmettere».
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